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FALCO INVESTIGAZIONI DI Cannella Davide - Via A. De Gasperi , nr.83 / 55100 Lucca / P.IVA 01288520461 Istituto abilitato alle indagini e alle investigazioni previste dagli artt. 134 Tulps e e art.327 bis e seg. del Codice di Proc. Penale
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DELITTO JACOPI - Bugie e falsità in bianco e rosa

“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione...” Avrei potuto iniziare questo mio sfogo in questo modo invece voglio iniziare proprio dal’ultimo episodio di questa incredibile storia. Il fatto è questo: qualche giorno fa, precisamente il 7 giugno 2012, Mario Spezi, mi invitava alla libreria  Melbookstore di via Cerretani in Firenze, dove avrebbe presentato il suo ultimo libro dal titolo : “ Nel buio di una notte di luglio ”, che ripercorre o  vorrebbe ripercorrere, la vicenda di Maria Luigia Redoli, meglio conosciuta come la “Circe della Versilia”. Libro che io certamente non ho letto e che neppure leggerò. Poi capirete perchè. A chi non ricorda, rammento che la storia ebbe inizio alla fine di un caldo mese di luglio del 1989 in un garage della via Provinciale di Forte dei Marmi, dove venne rinvenuto dalla Redoli stessa, il cadavere  di suo marito Luciano Jacopi, ricco e poco stimato possidente immobiliare  trovato riverso in una enorme pozza di sangue con il fianco squarciato da ben 17 coltellate più una, la più terribile, alla gola.  Di questo tremendo delitto verrà accusata e poi condannata all'ergastolo la moglie Luigia e il suo giovane amante Carlo Cappelletti, carabiniere in servizio presso 4° Reggimento  a cavallo di Roma. Tornando alla presentazione del libro, ricordo di essere arrivato da Lucca con qualche minuto di ritardo quando purtroppo  la manifestazione era gà iniziata. Mi guardo un po in giro  per rendermi conto delle persone presenti in sala e chi ti noto confuso tra il pubblico? l'Avv. Rosario Bevacqua. L’anziano professionista, alzandosi dal suo posto e passandomi vicino, mi riconosce e nel darmi la mano esordisce dicendo: “ ...Lei che ci fa qua? ”. Lo guardo dritto negli occhi e mi chiedo tra me e me “ Ma che razza di domande mi fa questo avvocato ?  Avrei voluto rispondergli con un secco:  “ Lei, casomai, cosa ci sta  a fare qui ? “    Ad un certo punto lo Spezi, nel presentare il suo ultimo lavoro, esordisce dicendo: “ E' stata presentata un’interessante revisione processuale sul delitto della Circe, basata su nuove e importanti  scoperte magistralmente fatte dal qui presente avvocato Rosario Bevacqua. che adesso, gentilmente, ce le illustra”. Finalmente. Era quello che stavo aspettando da tempo.  Volevo sentire  dalla stessa voce  dell'anziano principe del Foro, quelle che lui ha definito “LE SUE” brillanti scoperte. Scoperte che tanto brillantemente aveva strombazzato qualche anno prima  su Rai tre e in una trasmissione della “giallista” Franca Leosini, dimenticandosi  (si fà per dire), di raccontare  che le scoperte non erano sue, ma bensì del sottoscritto. Bravo il mio caro avvocato Bevacqua complimenti per la sua memoria ! Quel giorno mi sono chiesto se, l'avvocato, Principe del Foro, noto penalista fiorentino difensore di Pietro Pacciani, fosse stato capace di ripetere una simile menzogna anche  davanti alla mia persona e alla presenza di tutta quella gente che era li in quel momento. Sarebbe stato capace guardandomi negli occhi,  di dire che era stato lui a  scoprire come si può determinare l’epoca della morte di un uomo anche attraverso un semplice esame del sangue,  oppure osservandone  semplicemente i suoi tempi di coaugolo?  Ebbene, forse non ci crederete,  ma è stato proprio così. L’anziano avvocato non solo è stato capace ma ha persino rincarato la dose aggiungendo al suo fantasioso racconto una serie di particolari a dir poco sconcertanti. Roba da non credere. Che idiota sono stato ! E pensare che fui proprio io a consigliare alla Redoli l'avv. Bevacqua eloggiando le sue doti di correttezza. Bel modo di ringraziarmi. Ricordo che dopo la trasmissione della Franca Leosini, ero così incavolato che all'indomani ho preso carta e penna e ho scritto risentito alla redazione della Rai e del Tirreno. Poi nella stessa giornata ho chiamato  l'avvocato Bevacqua per chiedergli spiegazioni di questo suo strano modo di comportarsi  nei miei riguardi. Lui imbarazzatissimo, sapete cosa mi ha risposto ? “...Mi scusi...Ma ricordavo così...Pazienza”. Pazienza un cavolo ! Se sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Caro avvocato non è così che ci si comporta nella vita. Se desidera un “aiutino” alla sua scarsa memoria e per rendere i suoi ricordi più vividi su  questa storia, le consiglio di dare un’occhiata a qualche  pagina di giornale ( come La Nazione ad esempio )  o  se preferisce , la faccio parlare con qualche decina di testimoni che ricordano bene  come sono andate veramente le cose. Se poi non è convinto e ritiene che io abbia scritto cose non vere può sempre querelarmi per diffamazione non le pare ? Caro Avvocato, Quella scoperta dei tempi di coagulo del sengue, mi è venuta in mente, quando mi stavo occupando di questo delitto. Sapevo, per ragioni di indagini che non le sto certamente a dire, che l’ora del delitto non poteva essere quella detta dalla Procura della Repubblica. Nessuno compirebbe un delitto di questo genere, portandosi dietro i suoi due figli, soprattutto se questi hanno appena 14 e 18 anni. Come dicevo guardando le foto, mi resi subito conto che il viso del povero Jacopi si rifletteva sul suo stesso sangue. Come era  possibile che il sangue non si fosse  coagulato, visto che il delitto era avvenuto alle 22,00 e le foto erano state scattate alle 4 del mattino ? Contemporaneamente iniziai a fare una serie di esperimenti sui modi e sui tempi di coagulo. Ricordo che imbrattai tutta una stanza con il sangue di un maiale (molto simile a quello umano), cronometrai e fotografai un manichino riverso nella pozza di sangue e, udite udite, nel giro di poche ore il viso del manichino non veniva più riflesso.  Spero non dover più tornare su questo argomento e spero vivamente che le torni presto la memoria.   Ora colgo l’occasione di questo mio sfogo per riservare pure una parolina buona all’amico Mario Spezi. Che dire Mario del tuo libro “Nel buio di una notte di luglio” ? L'unica cosa che mi sento di dirti  è: peccato ! Hai perso una buona occasione! Se tu mi avessi chiamato invece di snobbarmi allegramente, come fai da un po di tempo a questa perte, oggi forse, potevo darti qualche dritta e chissà forse, potevo farti fare anche buon  scoop sulla Circe della Versilia. Tu però non hai bisogno di queste cose vero?  A chi è arrivato come te, degli scoop non frega assolutamente niente. Pazienza, sarà per una altra volta, o forse in un’altra vita, chissà. Infine volevo dirti caro Mario, sai perchè ho “abbandonato” la difesa di Maria Luigia Redoli ? Te lo dico io perchè. Perchè  la Redoli è colpevole! Magari non in quel modo come ha scritto la Procura della Repubblica di Lucca, ma comunque colpevole è, e colpevole resta. Purtroppo, la signora ha pure ragione quando dice che il delitto  non è avvenuto alle 21,45. Adesso però  sappiamo che è avvenuto molto più tardi. In pratica poco prima che lei,  la Circe, rientrasse a casa  e forse “ nel bel mezzo”  di una serata passata in discoteca. o a “ Bussola aperta ”.  Magari, chissà,  tra una cosa e l’altra. I.P. Davide Cannella E questa macchiolina di sangue come c’è finita qui ? Questo lo riserviamo al prossimo “Scoop” . Magari per qualcuno che ha meno puzza sotto il naso.
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bianco e rosa

“Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione...” Avrei potuto iniziare questo mio sfogo in questo modo invece voglio iniziare proprio dal’ultimo episodio di questa incredibile storia. Il fatto è questo: qualche giorno fa, precisamente il 7 giugno 2012, Mario Spezi, mi invitava alla libreria  Melbookstore di via Cerretani in Firenze, dove avrebbe presentato il suo ultimo libro dal titolo : “ Nel buio di una notte di luglio ”, che ripercorre o  vorrebbe ripercorrere, la vicenda di Maria Luigia Redoli, meglio conosciuta come la “Circe della Versilia”. Libro che io certamente non ho letto e che neppure leggerò. Poi capirete perchè. A chi non ricorda, rammento che la storia ebbe inizio alla fine di un caldo mese di luglio del 1989 in un garage della via Provinciale di Forte dei Marmi, dove venne rinvenuto dalla Redoli stessa, il cadavere  di suo marito Luciano Jacopi, ricco e poco stimato possidente immobiliare  trovato riverso in una enorme pozza di sangue con il fianco squarciato da ben 17 coltellate più una, la più terribile, alla gola.  Di questo tremendo delitto verrà accusata e poi condannata all'ergastolo la moglie Luigia e il suo giovane amante Carlo Cappelletti, carabiniere in servizio presso 4° Reggimento  a cavallo di Roma. Tornando alla presentazione del libro, ricordo di essere arrivato da Lucca con qualche minuto di ritardo quando purtroppo  la manifestazione era gà iniziata. Mi guardo un po in giro  per rendermi conto delle persone presenti in sala e chi ti noto confuso tra il pubblico? l'Avv. Rosario Bevacqua. L’anziano professionista, alzandosi dal suo posto e passandomi vicino, mi riconosce e nel darmi la mano esordisce dicendo: “ ...Lei che ci fa qua? ”. Lo guardo dritto negli occhi e mi chiedo tra me e me “ Ma che razza di domande mi fa questo avvocato ?  Avrei voluto rispondergli con un secco:  “ Lei, casomai, cosa ci sta  a fare qui ? “    Ad un certo punto lo Spezi, nel presentare il suo ultimo lavoro, esordisce dicendo: “ E' stata presentata un’interessante revisione processuale sul delitto della Circe, basata su nuove e importanti  scoperte magistralmente fatte dal qui presente avvocato Rosario Bevacqua. che adesso, gentilmente, ce le illustra”. Finalmente. Era quello che stavo aspettando da tempo.  Volevo sentire  dalla stessa voce  dell'anziano principe del Foro, quelle che lui ha definito “LE SUE” brillanti scoperte. Scoperte che tanto brillantemente aveva strombazzato qualche anno prima  su Rai tre e in una trasmissione della “giallista” Franca Leosini, dimenticandosi  (si fà per dire), di raccontare  che le scoperte non erano sue, ma bensì del sottoscritto. Bravo il mio caro avvocato Bevacqua complimenti per la sua memoria ! Quel giorno mi sono chiesto se, l'avvocato, Principe del Foro, noto penalista fiorentino difensore di Pietro Pacciani, fosse stato capace di ripetere una simile menzogna anche  davanti alla mia persona e alla presenza di tutta quella gente che era li in quel momento. Sarebbe stato capace guardandomi negli occhi,  di dire che era stato lui a  scoprire come si può determinare l’epoca della morte di un uomo anche attraverso un semplice esame del sangue,  oppure osservandone  semplicemente i suoi tempi di coaugolo?  Ebbene, forse non ci crederete,  ma è stato proprio così. L’anziano avvocato non solo è stato capace ma ha persino rincarato la dose aggiungendo al suo fantasioso racconto una serie di particolari a dir poco sconcertanti. Roba da non credere. Che idiota sono stato ! E pensare che fui proprio io a consigliare alla Redoli l'avv. Bevacqua eloggiando le sue doti di correttezza. Bel modo di ringraziarmi. Ricordo che dopo la trasmissione della Franca Leosini, ero così incavolato che all'indomani ho preso carta e penna e ho scritto risentito alla redazione della Rai e del Tirreno. Poi nella stessa giornata ho chiamato  l'avvocato Bevacqua per chiedergli spiegazioni di questo suo strano modo di comportarsi  nei miei riguardi. Lui imbarazzatissimo, sapete cosa mi ha risposto ? “...Mi scusi...Ma ricordavo così...Pazienza”. Pazienza un cavolo ! Se sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Caro avvocato non è così che ci si comporta nella vita. Se desidera un “aiutino” alla sua scarsa memoria e per rendere i suoi ricordi più vividi su  questa storia, le consiglio di dare un’occhiata a qualche  pagina di giornale ( come La Nazione ad esempio )  o  se preferisce , la faccio parlare con qualche decina di testimoni che ricordano bene  come sono andate veramente le cose. Se poi non è convinto e ritiene che io abbia scritto cose non vere può sempre querelarmi per diffamazione non le pare ? Caro Avvocato, Quella scoperta dei tempi di coagulo del sengue, mi è venuta in mente, quando mi stavo occupando di questo delitto. Sapevo, per ragioni di indagini che non le sto certamente a dire, che l’ora del delitto non poteva essere quella detta dalla Procura della Repubblica. Nessuno compirebbe un delitto di questo genere, portandosi dietro i suoi due figli, soprattutto se questi hanno appena 14 e 18 anni. Come dicevo guardando le foto, mi resi subito conto che il viso del povero Jacopi si rifletteva sul suo stesso sangue. Come era  possibile che il sangue non si fosse  coagulato, visto che il delitto era avvenuto alle 22,00 e le foto erano state scattate alle 4 del mattino ? Contemporaneamente iniziai a fare una serie di esperimenti sui modi e sui tempi di coagulo. Ricordo che imbrattai tutta una stanza con il sangue di un maiale (molto simile a quello umano), cronometrai e fotografai un manichino riverso nella pozza di sangue e, udite udite, nel giro di poche ore il viso del manichino non veniva più riflesso.  Spero non dover più tornare su questo argomento e spero vivamente che le torni presto la memoria.   Ora colgo l’occasione di questo mio sfogo per riservare pure una parolina buona all’amico Mario Spezi. Che dire Mario del tuo libro “Nel buio di una notte di luglio” ? L'unica cosa che mi sento di dirti  è: peccato ! Hai perso una buona occasione! Se tu mi avessi chiamato invece di snobbarmi allegramente, come fai da un po di tempo a questa perte, oggi forse, potevo darti qualche dritta e chissà forse, potevo farti fare anche buon  scoop sulla Circe della Versilia. Tu però non hai bisogno di queste cose vero?  A chi è arrivato come te, degli scoop non frega assolutamente niente. Pazienza, sarà per una altra volta, o forse in un’altra vita, chissà. Infine volevo dirti caro Mario, sai perchè ho “abbandonato” la difesa di Maria Luigia Redoli ? Te lo dico io perchè. Perchè  la Redoli è colpevole! Magari non in quel modo come ha scritto la Procura della Repubblica di Lucca, ma comunque colpevole è, e colpevole resta. Purtroppo, la signora ha pure ragione quando dice che il delitto  non è avvenuto alle 21,45. Adesso però  sappiamo che è avvenuto molto più tardi. In pratica poco prima che lei,  la Circe, rientrasse a casa  e forse “ nel bel mezzo”  di una serata passata in discoteca. o a “ Bussola aperta ”.  Magari, chissà,  tra una cosa e l’altra. I.P. Davide Cannella E questa macchiolina di sangue come c’è finita qui ? Questo lo riserviamo al prossimo “Scoop” . Magari per qualcuno che ha meno puzza sotto il naso.
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