Parziale rassegna stampa
delitto di Baccaiano"
Clamorose rivelazioni sul duplice omicidio del giugno dell’82. L’investigatore, Davide Cannella, sostiene di conoscere
l’assassino
Il film sul Mostro di Firenze, in programma il giovedi su Fox Crime, ha 'affrontato' anche il duplice omicidio di
Baccaiano, avvenuto nel giugno ‘82 (Antonella Migliorini e Paolo Mainardi le vittime), suscitando reazioni
contrastanti: invero, a Montespertoli la ferita e' ancora aperta e c'e' poca voglia di riparlarne. La pellicola ripercorre in
pratica gli atti giudiziari, e riporta alla ribalta un caso, quello del Mostro, che da oltre quarant’anni tiene col fiato
sospeso Firenze.
Ne abbiamo parlato con un investigatore che collabora con l’avvocato Nino Filasto', storico difensore di Mario
Vanni.
E' Davide Cannella, dell’agenzia investigativa Falco di via Veneto a Lucca. Occorre premettere che, come conferma
Cannella, gli accertamenti sono ancora in corso, e quindi non ci si puo' spingere oltre certi limiti. Cannella sostiene di
avere in mano il nome del vero mostro, e che il duplice omicidio di Montespertoli rappresenta in tal senso una delle
chiavi di volta. Anzi: di vera e propria svolta.
Avrebbe compiuto tutti gli 8 delitti?
"Tutti tranne uno, quello del 1983, a Giogoli. Perche' in quel momento si trovava in galera. Guardacaso, e' il duplice
omicidio definito anomalo, perche' le vittime furono due uomini e non un uomo e una donna. Erano i due giovani
tedeschi nel furgone. Quel delitto forse e' stato compiuto da qualcuno comunque molto vicino al nostro nome".
Cannella spiega che questo nome appartiene a quello che era il clan dei sardi, "clan assolutamente da non
sottovalutare, a quell’epoca. Forse aveva avviato una scalata criminale dentro il gruppo".
Come si e' sviluppata la vostra investigazione?
"Mi sono sempre dovuto confrontare con la storia del Mostro. Prima ero nell’Arma, ora sono investigatore privato. La
conosco bene. Bisogna ricordare che, dopo che alcuni di questi omicidi erano avvenuti, una lettera anonima arriva agli
inquirenti. Questa lettera dice che bisogna andare indietro a ricercare nel delitto del ‘68 a Signa per spiegare la serie.
Dunque: chi può sapere che il duplice omicidio del ‘68 e' collegabile agli altri ? Di certo, uno che e' ben addentro alla
faccenda, non un estraneo. Questa lettera anonima non c'e' piu''. E' stata perduta. Torniamo al nostro nome: ci sono agli
atti testimonianze importanti che affermano che questi aveva la pistola, che seguiva Barbara Locci prima della sua
atroce fine nel ‘68, che minacciava. Avrebbe tenuto la pistola in un baule della lambretta. Sapeva sparare, andava al
poligono di tiro".
Questo ‘nome’ ha abitato anche nell’Empolese, e sarebbe stato visto in zona anche nell’imminenza dell’omicidio
Migliorini-Mainardi. Aveva alibi per gli altri omicidi?
"Non si trovano alibi. Neppure per l’omicidio del 1985, quello agli Scopeti. E' possibile che, sulle stesse modalità del
primo omicidio del ‘68, stesse tentando una scalata criminale".
Tornando all’omicidio di Baccaiano, perche' e' fondamentale la sua ricostruzione?
"Proprio perche' quella sera, il nostro nome aveva forse compiuto un sopralluogo, poi la sera stessa dopo l’uccisione dei
due giovani era andato ad abbandonare la macchina lontano. C'era stato un intoppo: dopo l'uccisione, non poteva
praticare le famigerate escissioni sulla piazzola proprio a fianco della strada. Allora si e' messo lui, il mostro, alla guida
della macchina per raggiungere un luogo più appartato, macchina che pero' e' finita nel fosso sull'altro lato della strada.
Vistosi in pericolo, il mostro ha abbandonato li l'auto, ha sparato ai fari e ha gettato via le chiavi. Ci sono giovani
testimoni che percorrevano lo stradone in macchina: all'andata hanno visto l'auto della coppia nella piazzola; dopo
pochi minuti, al ritorno, nel fosso. In quei pochi minuti il mostro ha rischiato seriamente di essere identificato. Ed e'
fuggito".
di TOMMASO CARMIGNANI e ANDREA CIAPPI
UOMO E DONNA UCCISI IN CASOLARE DATO ALLE FIAMME, E' GIALLO - AREZZO
Pasquale Nasini, 54 anni, facoltoso agricoltore del Casentino, e Brigitte Wanderer, 55 anni, una insegnante tedesca
residente in Baviera, sono stati uccisi sabato con colpi d'arma da fuoco, probabilmente fucilate, nella casa colonica di
lui, in localita' L'Oro, a Croce di Sarna di Chitignano, vicino Bibbiena. (Arezzo) I loro corpi sono stati trovati ieri dai
vigili del fuoco intervenuti sul posto per domare un incendio appiccato al casolare avvistato da un automobilista di
passaggio nella zona. La donna sarebbe stata raggiunta da un unico colpo alla testa, lui da piu' di uno, ma quello al
cuore e' stato mortale; i proiettili dovrebbero essere del tipo a pallettoni usati in particolar modo per la caccia al
cinghiale. ùLui era vestito, lei a letto con indosso una camicia. I carabinieri che indagano sul duplice omicidio, non
privilegiano al momento alcuna pista ma non si puo' escludere il delitto passionale: Nasini, dopo avere a lungo lavorato
in una nota fattoria della zona si era messo in proprio; ma non era solo legato alla terra: amava la letteratura e
partecipava a pubblici incontri per declamare Dante e altri classici. Viene al momento escluso l'omicidio per rapina
perche' in cassa non mancherebbero soldi e preziosi. Brigitte Wanderer era arrivata nella zona con la famiglia una
decina di anni fa. A Querceti, non lontano da L'Oro, aveva comprato una casa assieme al marito tedesco. Cinque anni fa
aveva incontrato Nasini e da allora il suo matrimonio era continuato solo sulla carta. Lei continuava a vivere con la
famiglia in Germania per garantire comunque una famiglia ai tre figli (la piu' piccola di 15 anni), ma appena poteva
tornava in Casentino: cosi' aveva fatto nei giorni scorsi per le Pentecoste. Si dilettava di pittura e le sue opere -che
metteva a disposizione per opere di beneficenza- erano apprezzate nel Casentino. I figli erano rimasti in Germania col
marito -col quale non sembra ci fossero problemi per la sua relazione col Nasini- che era invece andato in vacanza
all'Est. I carabinieri hanno ritrovato la Mazda verde con targa tedesca della donna a Rassina, a 10 km dalla casa
colonica, e hanno interrogato un bracciante romeno che lavorava per l'agricoltore per ricostruire le ultime ore di vita di
Nasini e della sua compagna. Sono stati sentiti anche parenti, amici e alcune persone che avevano legami economici
con Nasini. La morte dei due amanti sarebbe avvenuta fra le 15 e le 24 di sabato; i vigili del fuoco sono stati allertati
alle 04:20 da un automobilista di passaggio che aveva visto le fiamme.
ASSOLTO IL GIOVANE ACCUSATO DEL DUPLICE DELITTO DI SARNA - AREZZO
E’ arrivata nel pomeriggio di oggi la sentenza del processo d'appello a carico di Julian Viziantanu, il giovane rumeno
accusato del duplice omicidio di Sarna, nei pressi di Chitignano, (Arezzo) avvenuto il 15 Giugno 2003. La sentenza ha
completamente ribaltato la decisione dei giudici in primo grado, risalente al Febbraio del 2005, quando il rumeno era
stato condannato a venti anni di reclusione, come da richiesta del Pm Giuseppe Ledda. Stavolta Viziantanu e' stato
assolto per non aver commesso il fatto. Le vittime furono Brigitte Wanderer, professoressa 55enne e Pasquale Nasini,
agricoltore-poeta di un anno più vecchio. I due furono uccisi con alcuni colpi d’arma da fuoco, poi l’assassino cercò
invano di incendiare il casolare in cui i due convivevano. I sospetti caddero immediatamente sul giovane rumeno,
intimo conoscente della coppia. Ad inchiodarlo pareva essere stata la prova dello Stub che aveva consentito di rilevare
tracce di polvere da sparo nella sua mano e l’orma della suola di una scarpa rimasta impressa su una porta della casa
presa a calci, scarpa in vendita solo in Romania. Ma stavolta, come detto, la sentenza e' andata in direzione opposta,
con l’assoluzione del 21enne per non aver commesso il fatto.
VIAREGGIO IL CASO DELLA CIRCE TORNA IN TELEVISIONE:
L’investigatore Privato Davide Cannella scrive alla rai: errori sull’ora della morte Jacopi
Il Sangue,una porta e le melanzane danno torto al pm .Tre prove della Falco smontano il teorema dell'accusa, basato
solo su indizi: La Circe della Versilia non ha uccisio il marito
FORTE DEI MARMI. La vicenda dell’omicidio Jacopi e dell’arresto della Circe, Maria Luigia Redoli e del suo amante
torna alla ribalta della Tv nazionale. Sabato sera su Raitre infatti Franca Leosini, conduttrice del programma "Ombre
sul giallo" torna ad occuparsese con una serie di nuovi elementi. E’ il racconto di quell’episodio che sconvolse la
Versilia e non solo – sarà intervallato da una serie di inserti filmati che una troupe ha realizzato nelle settimane scorse
tra Viareggio e Forte.Proprio in previsione di questa trasmissione il direttore della Falco Investigazioni di Lucca,
Davide Cannella, ha scritto alla conduttrice per metterla al corrente di alcuni particolari emersi nel corso di undici anni
di indagini. "Le posso confermare - scrive Cannella alla Leosini - che il delitto di Luciano Jacopi e' certamente
avvenuto intorno alle 0,15 del 17 luglio 1989 e non alle 21, 45 del giorno precedente come indicato nella perizia
medico legale del Prof. Domenici che ebbe ad esordire nella circostanza scrivendo: "La determinazione dell’epoca di
morte piu' che una scienza e' un arte". Quest’ultima affermazione mi indusse una serie di riflessioni e ragionamenti che
mi portarono verso un modo diverso di osservare l’epoca della morte di un uomo. Morte che non poteva essere stabilita
soltanto osservando il rigor mortis, la migrazione delle macchie ipostatiche, e dal contenuto gastrico eccetera di un
cadavere, Doveva pur esserci un altro modo per accertare in maniera leggermente più precisa la cosa. Dopo una lunga
ed attenta osservazione delle foto del cadavere dello Jacopi, prosegue l’investigatore lucchese – mi convincevo che il
sange sul quale poggiava il viso risultava troppo fluido e trasparente al punto tale, da comportarsi quasi come uno
specchio. La cosa stonava enormemente con l'orario nel quale sarebbe stato ucciso lo Jacopi. Il cadavere e' stato trovato
intorno alle 2,15, I carabinieri sono arrivati nel luogo del delitto intorno alle 2,30/2,40: se e' vero che il delitto e'
avvenuto (in base alle accuse) intorno alle ore 21,15 del giorno prima, il sangue sul quale poggiava il viso dello Jacopi
doveva essere opaco e gia' coagulato.Come mai guardando le foto del cadavere era ben visibile riflesso sul suo sangue,
nonostante fossero passate ben 7 ore e mezza dalla sua uccisione? A queste mie osservazioni cercavo di dare una sorta
di riscontro pseudo scientifica. Riscontro effettuato con un esperimento sulla coagulazione ematica che ha dato esiti ben
diversi. Dopo appena 5 o 6 ore il sangue sparso in una superficie piana all’aria aperta e alla temperatura di circa 20
gradi si annerisce e si presenta con ampi coaguli tali da non far riflettere niente. Se consideriamo poi che la notte del 17
luglio a Forte dei marmi vi era una temperatura esterna di circa 30 gradi, la coagulazione doveva necessariamente
essere avvenuta in tempi assai piu' brevi.Questa mia precisazione ha lo scopo di collocare in modo preciso e
temporalmente corretto eventuali paternità che appartengono solamente al sottoscritto. Tecniche tanatologiche che non
risultano contemplate (in base alle mie conoscenze) in letteratura medica. All’epoca dei fatti – si conclude la lettera di
Cannella alla conduttrice del programma Rai – Informai di tutto questo sia la signora Maria Luigia Redoli l’avvocato
Rosario Bevacqua.
DUPLICE INFANTICIDIO
I legali del convivente affidano le indagini ai detective privati di Lucca
PONTEDERA — Mentre mercoledl il giudice per Ie inlagini preliminari, dottor Panu, ha assegnato gli incarichi ai
periti che valuteranno il profilo psichico di V. M., la trentaduenne operaia di Pontedera rea confessa di essere la madre
infanticida di Angelo Faustino e di un suo fratello, venuto alia luce nel dicembre 2001, del caso si occupa ora
un'agenzia investigativa. E' la lucchese "Falco investigazioni ", cui si sono rivoiti gli avvocati Eraldo Stefani e
Ferdinando Imposimato, legali di fiducia di D.T., 42 anni, geometra orginario di Terni,convivente dell'operaia e padre
della sua primogenita, ritenuto da gli inquirenti complice nel duplice infanticidio. Indagini parallele a quelle svolte dai
carabinieri di Pontedera e del comando provinciale di Pisa, nei due anni successivi al pomeriggio del 15 febbraio 2001,
quando sul nastro separa-rifiuti della discarica di Gello una dipendente "Ecofor" rinvenne il corpo senza vita del
piccolo Angelo Faustino. E Pontedera si interrogo su quali drammi potessero nascondersi dietro tanto orrore. Poi
nell'aprile 2003, la notizia dell'arresto di V.M., Ie terribili accuse, la scoperta, confermata dal test del "dna", che quel
neonato abbandonato tra i rifiuti era solo il primo. Un fratellino, senza nome ne tomba, aveva avuto identico destino. La
loro madre ha confessato in carcere, difendendo ostinatamente il suo uomo, scagionandolo da ogni responsabilità, cui
invece sembrano inchiodarlo Ie intercettazioni raccolte dai carabinieri. La difesa di V. M. punta a dimostrare come lei
sia stata l'anello debole del rapporto, quasi plagiata dalla personalita' di lui. I detective ora cercano le prove del
coinvolgimento di terze persone. I veri - o le vere - complici della madre infanticida. E il mistero si infittisce.
SCANDAGLIANO ogni pista, i detective lucchesi. Hanno fatto domande ai residenti nel
palazzo di periferia in cui la madre infanticida e il suo compagno hanno vissuto prima dell'arresto. Cercano, sembra, i
luoghi in cui V. M. potrebbe aver dato alia luce i due neonati, aiutata forse da qualcuno in grado di assistere ad un parto.
Qualcuno in grado di recidere, con la perizia che fu evidenziata nelreferto medico legale, il cordone ombelicale
diAngelo Faustino. Sono stati anche a Libbiano di Peccioli, tra Ie mura fatiscenti di un rudere.Qui' un piccolo angelo
potrebbe aver lanciato i suoi primi ed ultimi vagiti.
Paola Zerboni.
DUPLICE INFANTICIDIO PONTEDERA: IN APPELLO CONDANNE RIBALTATE .
124 o 128, che auto guidava Lotti?
di FRANCA SELVATICI
FECE discutere, due anni fa, la decisione della corte d'assise d'appello di chiudere il processo contro Pietro Pacciani per
i delitti del mostro senza ascoltare i nuovi testimoni trovati dalla polizia (fra i quali Fernando Pucci e Giancarlo Lotti).
La corte d'assise presieduta dal giudice Federico Lombardi, che sta giudicando i cosiddetti "compagni di merende", non
potrà in nessun caso incorrere nello stesso genere di critiche. Questa corte ha deciso sin dall'inizio di non trascurare
nulla, di approfondire qualunque spunto e di chiarire ogni dubbio; anche a costo di rendere interminabile}l processo.
Fedele a questo imperativo, ieri la corte non ha esitato - mentre erano in fase le repliche e si avvicinava il momento
della camera di consiglio - a riaprire il dibattimento per acquisire nuovi documenti ed ascoltare due nuovi testimoni. La
questione da chiarire riguarda Giancarlo Lotti, il "compagno" pentito, e le automobili che egli possedeva nel 1985,
all'epoca dell'ultimo duplice delitto del mostro. Uno dei più importanti elementi di accusa ruota intorno alla Fiat 128
coupé rosso sbiadito che fu notata da diversi testimoni la sera del delitto (1'8 settembre 1985) davanti alla piazzola di
Scopeti. Lotti ha ammesso che si trattava della sua macchina. Ma ieri mattina avvocato Nino Filastò, difensore di Mario
Vanni, ha illustrato alla corte i risultati di un indagine dell'agenzia investigativa Falco, da cui risulta che il 3 luglio '85
Lotti acquistò con scrittura privata una Fiat 124. La 128 coupé risulta cancellata dal Pubblico registro automobilistico il
3 aprile 1986 e gli ex datori di lavoro di Lotti ricordano che in precedenza era rimasta per mesi bloccata ed
inutilizzabile. Lotti richiese l immatricolazione della nuova auto; la 124, il primo aprile 1986. Che macchina usava
Lotti nel settembre '85, all'epoca del duplice omicidio? La corte cercherà di chiarirlo oggi sentendo due testimoni, il
precedente proprietario della 124, un signore tedesco residente a San Casciano, e il meccanico che si occupò della
cessione - ed esaminando i documenti assicurativi di cui ha chiesto la trasmissione.
SEGUE