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Delitto Sedda, a maggio nuova udienza sulla revisione del processo

Deciderà La V° Sezione della Cassazione sulle nuove prove trovate da Davide Cannella dell’Agenzia Investigativa “Falco” di Lucca, dal genetista Eugenio D’Orio e dall’avv. Luigi Alfano.
Maria Pina Sedda, 42 anni e un grave deficit uditivo e della parola, impiegata dell’Ufficio del Registro di Nuoro, fu uccisa il 23 Luglio 2002 nella cantina di famiglia, nel palazzo di via Fiume nel quale abitava, con il marito Gianfranco Cherubini e la loro figlia.
Condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio della moglie avvenuto ben 20 anni fa, Gianfranco Cherubini, oggi 62enne, di Nuoro, sta scontando la massima pena nel carcere di Uta, ma non ha mai smesso di dichiararsi innocente e di battersi per una revisione del processo, tenacemente convinto di poter dimostrare la sua innocenza.

Si è quindi affidato a un pool di esperti che ha investigato a fondo sul delitto, scovando “nuovi elementi, mai emersi prima” che potrebbero portare alla riapertura del processo.
L’istanza di revisione è stata proposta dall’avvocato Luigi Alfano, sulla base di quelle che vengono ritenute nuove prove, tali da sovvertire il giudizio di colpevolezza definitivo.
Queste prove sono state raccolte da Davide Cannella, titolare della celebre Agenzia Investigativa “Falco” di Lucca (già impegnata in casi di livello nazionale ed internazionale, dai delitti del mostro di Firenze, al caso di Erba, alla strage di Capaci) e dal genetista forense, Eugenio D’Orio. Si basano sull’analisi di ben tre tracce ematiche, cioè di sangue, rilevate all’interno del condominio di via Fiume, dove avvenne l’omicidio. Il sangue analizzato, contenendo il cromosoma Y non è certo della vittima, essendo appartenente ad un soggetto di sesso maschile. Ma, fatto ben più importante e probante, vista l’odierna capacità di analisi del DNA, escludono tassativamente che siano attribuibili a Gianfranco Cherubini.

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Per di più sono state repertate in quella che la difesa ritiene esser stata la via di fuga dell’omicida. Gli esperti chiamati da Cherubini hanno infatti analizzato a fondo le tracce ematiche, inedite, rilevate nel percorso a ritroso dalla cantina, in cui Maria Pina venne ritrovata dal marito – che diede l’allarme – fino alle scale e verso la via di fuga.
Dopo l’udienza del 2 Marzo scorso, la V° Sezione della Corte di Cassazione ha fissato un’ulteriore data, il 25 Maggio prossimo, nella quale si deciderà sul ricorso presentato dall’avvocato Luigi Alfano di Sorrento contro il rigetto della Corte d’appello di Roma, dell’istanza di revisione del processo nei confronti di Gianfranco Cherubini, dello scorso anno.
Soprattutto, dovrà valutare se quelle tracce, e quel profilo genetico (estraneo a Cherubini) siano ascrivibili al vero assassino. A suo tempo vennero esaminate, ma, il quesito richiesto al perito, si era limitato al fatto di capire se fossero o meno della vittima. Non lo erano, perché il Dna aveva il cromosoma Y che dimostra come fossero necessariamente di un uomo. Ma, stranamente, non venne chiesto se quel sangue appartenesse a Cherubini. E non lo era!

 

’Avv. Luigi Alfano – Consulente Tecnico e Perito Penale in qualità di criminologo forense presso il Tribunale di Torre Annunziata e Napoli, nonché docente, – dichiara: «La Suprema Corte dovrà decidere sulla legittimità della richiesta di revisione basata sul ritrovamento di tre tracce di sangue sulla scena del crimine che non appartengono al condannato Gianfranco Cherubini. In America un simile caso sarebbe già stato da tempo etichettato tra gli errori giudiziari. in Italia cosa accadrà? La nostra Giustizia si uniformerà al modus operandi sovranazionale, o saremo puntualmente in controtendenza?!».

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